Strada facendo… si cresce e si sta bene insieme

Magenta, Teatro Lirico. Serata di musica leggera curata da Totem e suonata dall’Orchestra Giovani. A favore di Emergency.

INTRO (a personal status)

Qualcuno già ne avrà avuta esperienza ma per noi era “la prima” per questa serata “leggera” al Lirico a cura di Totem. Infatti si era al “terzo capitolo” del “dizionario dei sentimenti”: “amore” e “libertà” (ehi! non vale!), i primi due, sabato 7 maggio 2016 è stata la volta di “viaggiare”. Il tema, ammettiamolo, non è dei più ricercati od inesplorati, quindi approcciamoci all’evento con la sana cattiveria della critica di carta stampata, che so, del New York Times, quelle belle cose che solo negli States (e nei films) si possono dare… La serata è già piovosa, a guastare una settimana di sole e fiori di maggio durante la quale veramente ti veniva voglia di prendere e… partire, viaggiare, mollarli tutti qui alle loro inutili frenesie e tronfie ambizioni… Ti rechi in via Crivelli, sei un po’ in ritardo (come si conviene a La Press, scusate ma ci tengo seriamente al ruolo!), da fuori tutto tace e l’acqua picchietta su testa e selciato, per giunta sei cotta, lievemente febbricitante, è sabato, domani è la festa della mamma che non c’è (più) e altrove ci sarebbe anche un concertino raggae con i tuoi amici; in alternativa un divano ed una copertina non li avresti disdegnati; “mah, speriamo quantomeno che non me la menino con Mogol e Battisti… (pensa la punk hard rocker che c’è in te).

Scosti ancora distrattamente i tendoni di accesso alla platea e…. “Sì, viaggiare” ! (Battisti e Mogol !)

(che poi, chi non la ha mai, ma veramente mai, canticchiata guidando? dai, fuori i  numeri, sdoganatevi!). Dal fondo della sala il colpo d’occhio è su una scena colorata e piena di gente (sono i musicisti!), valigie appese e, a ridosso della “fossa”, un prato verde tagliato al centro da una carreggiata d’asfalto nero, con una riga in mezzo… una rampa di lancio verso lo spettacolo! (sarà anche scontata, ma il suo bravo effetto lo fa, eccome! ma guarda un po’ questi di Totem: ‘sto Lirico lo sto vedendo in tutte le salse e sotto tutti i faretti e le cromature possibili !…)

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THEME & PLOT (reprise)

Teatro colmo e stipato, sabato sera, 7 maggio, per il concerto animato (esiste? la invento io, la categoria del concerto animato, dopo quella del cartone animato) di Totem. “terzo capitolo” del “dizionario dei sentimenti”: “amore” e “libertà” (ehi! non vale!), i primi due, questa è stata la volta di “viaggiare”.

Lo spettacolo è una sorta di concerto – narrazione a tema, a partire dal quale è stata proposta una selezione (una ventina) di canzoni tratte dalla musica leggera, italiana ed internazionale, collegate  tra loro con un espediente narrativo (delle brevissime gag tra una canzone l’altra) volto a mettere in luce le diverse declinazioni ed accezioni del verbo “viaggiare” e dunque le diverse emozioni che le canzoni stesse esprimono o suggeriscono.

Un impianto semplice, niente di rivoluzionario o di stravolgente circa le nostre comuni esperienze e concezioni. Ma è proprio qui che si apprezza la validità  di uno spettacolo ben fatto, curato, simpatico, fresco e molto molto godibile. Come dire, un’esperienza accessibile a tutti, comprensibile da tutti anche a mente pienamente rilassata. Un’esperienza partecipabile. Lo stato perfetto per lasciarsi andare, così come salire su un bus on the highway e lasciarli trasportare, con ritmico andamento, per le campagne od i cieli di qualche terra a noi gradita. O meglio ancora, per meglio dire:

“evitando le curve più dure… dolcemente, viaggiare”.

I brani selezionati sono noti, anche questo mette a proprio agio lo spettatore: tante volte è bello ascoltare o ri-ascoltare qualcosa che ci piace e con cui abbiamo familiarità; alcuni di più, alcuni di meno, magari, ma sempre roba buona. Soprattutto se ci vengono proposti in una veste non consueta, suonati da una orchestra sinfonica, sostenuti da una band ritmica e poppeggiante, ri-arrangiati molto molto bene da qualcuno che di musica, evidentemente, ne sa.

Ed eccoci qua. L’Orchestra Giovanile di Totem (con inserimento di alcuni allievi del nuovo Liceo Musicale magentino), diretta dal maestro Andrea Di Vicenzo (coadiuvato nella preparazione dai maestri Giuseppe Miramonti e Xiliola Kraja), “La Band”, ovverosia gli adulti del gruppo, (batteria, chitarre, basso, tastiere) capitanata dal maestro Alessandro Giampieri, e le voci: i giovanissimi (e bravissimi) Arianna Meda, Federica Morra e Daniele Azzena. Questo per la parte musicale. La scena – insieme alla già descritta scenografia – è stata poi animata dagli interventi della vivace Paola Ornati e di Lorenzo De Ciechi (autori dei propri testi e curatori di regia e scene con Antonella Piras), i quali, muovendosi tra le fila dei musicisti ordivano un filo narrativo, tra il recitativo ed il didascalico, alla scaletta. Vivace personaggio di giovinetta briosa e pronta a cogliere le possibilità del nostro agiato e rapido mondo del XXI secolo, la prima; figura più riflessiva, con accenni poetici e d’un umorismo a volte venato di amarognolo, il secondo. La ragazza che si fa donna negli anni 2000 e l’adulto che fu ragazzo e fanciullo negli ultimi decenni del Novecento, alle cui atmosfere guarda con nostalgia – reso dal De Ciechi sfoderando un piglio comico da cabaret milanese d’antan – quando tutto questo (il pop) ebbe inizio e fu… un viaggio fantastico!

Sicché, il viaggio può iniziare guidando un’automobile (Battisti) ma può finire con un razzo nello spazio (Bowie); si muove con la brama di conquistare le strade del mondo bruciando tutto il proprio ardore (U2) o salpando melanconicamente e coralmente insieme, con Rod Steward, verso il mare della vita; saremo stranieri, come inglesi a New York con Sting, o ci ritroveremo sempre su un palco ed in una città per cantare con Ron; ce ne andremo per cercar fortuna e non tornare con John Denver o ci perderemo nel deserto per liberarci di una identità e trovarne un’altra come il cavallo senza nome degli America. Faremo viaggi di allucinata fantasia con Lennon ed i Beatles oppure avvertiremo nella solitudine della sera la lontananza di chi amiamo con Carol King. Guideremo piano, percependo la vita che si risveglia in un respiro che si apre con Fabio Concato oppure immagineremo, struggendoci, “lontano, lontano”, un nostro amore di tanto tempo prima che per un attimo sentiremo ancora lì. Oppure ancora, in omaggio alla Festa della Mamma, augureremo un viaggio di realizzazione ai nostri figli come Mannoia o di crescita attraverso le dolci ed amare esperienze della vita con Baglioni. Si può viaggiare leggendo (un bel cameo quello su Tartarino di Tarascona, firmato da De Ciechi). Ed infine, il viaggio, è anche quello che ci porta alla tappa ultima: quella in cui lasceremo questa esistenza e ci imbarcaremo, chissà, verso un’Altra vita… e di quel momento, di quell’ultimo viaggio (in auto!) e dell’approdo all’Hotel dell’Aldilà, ci ha dato una sua affettuosamente mondana e minimale visione, di nuovo,  Lorenzo De Ciechi (“è l’ultimo, fatemi stare davanti!”).

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In comune questi brani hanno avuto però non solo il tema e le sue possibili declinazioni: hanno avuto gli ottimi arrangiamenti dei maestri Di Vicenzo (per l’Orchestra) e Giampieri (La Band). Hanno avuto la freschezza e la bellezza (sì, voci veramente belle) dei giovanissimi interpreti (qualcuna in procinto veramente di partire per studiare musical a New York). Morale: impossibile non accennare a cantare insieme a loro (potenza del pop: è impossibile resistergli! i piedi si fanno ballerini e le ugole han voglia di liberarsi). Ed hanno avuto, last but not least, l’esecuzione dell’Orchestra Giovani, in questa esperienza tra strumentazione classica e genere pop che così bene hanno interpretato nella gaiezza della loro giovane età.

Ed è così che, con la scusa del dizionario, il viaggio della sera del 7 maggio è stato, trasportati sul tappeto volante del concerto unplugged – (in alcuni momenti mi son sentita nel film di Altman con la Streep, Radio America…fortunatamente qui non deve chiudere nessun teatro! anzi! lunga vita!) -, nella nostra  musica leggera, a ritrovare quei brani, quei motivi e quei testi che abbiamo vissuto così soggettivamente, hanno magari accompagnate le nostre esperienze di vita, tanti momenti, da soli od in compagnia; ma che fanno parte ormai del patrimonio comune della nostra cultura occidentale (che sia benedetta!); e non c’è bisogno di essere dei “patiti”, perché tutti quanti, di ogni età, li conoscono, anche solo una nota, anche solo un accenno. E molte altre generazioni ancora – ci auguriamo! – ancora li vivranno, li canteranno, li suoneranno… (la cultura occidentale: così bella quando è bella!…)

Da menzionare anche la scenografia luci ed il mixer audio (Pierangelo Meda, Giacomo Vilbi, Alessandro Radaelli) e le animazioni grafiche – particolarmente in risalto nel Beatles Tribute – di Fulvio Marino (proiettate su un telone a mo’ di vela sul fondo della scena).

CONCLUSIONI (“Strada facendo…”)

In definitiva, una bella serata di svago. Un concerto-spettacolo che si è ben presto tramutato in una vera e propria festa “di ringraziamento” per e da gli Amici di Totem, i quali si sono “rilassati” (si fa molto per dire: 4 mesi di lavoro) con questo “intermezzo” o “commiato” pop prima dell’ultima data della stagione sinfonica del Lirico – sabato 21 maggio – con il concerto della sinfonica “Città di Magenta”, Haydn e Beethoven.

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A sugello di questa bella atmosfera di insieme e di amicizia, ed a corroborare lo svago con valori di solidarietà, la presenza di Emergency dell’Ovest Milano. Altri amici di Totem e di Magenta a cui è stato devoluto il ricavato della serata. Perché se viaggiare è bello, viaggiare per soccorrere chi è debole, è nobile. Emergency –  a breve compirà 22 anni di attività – tra gli altri presidi sparsi nel mondo, sta lavorando a quello di Bangui, Repubblica Centrafricana, ove si vuole potenziare l’ospedale ed il centro pediatrico (come hanno illustrato dal palco Alberto Pecorari e la dottoressa Emanuela Valenti).

In sala, a supportare il sempre puntuale ed egregio lavoro di Mario Mainino – appassionato musicofilo, supporter e documentatore fotografico di eventi (vedi alla voce concertodautunno.it ) – c’era per l’occasione il Gruppo fotografico di Inveruno “Foto in fuga” (in gallery qui sotto ne mostriamo alcuni scatti, in particolare di  Luisa Giussani).

Infine la Presidente di Totem ha ringraziato tutti i sostenitori, il Comune di Magenta con il Sindaco Marco Invernizzi – presente in sala insieme al suo predecessore, Luca Del Gobbo; ed ancora i colleghi di Magenta Cultura 2016 (come fecero – ad onor di giusta cronaca – gli omologhi degli altri filoni: Daniela Parmigiani di Urbanamente durante la serata filosofica di Zoja il 19 aprile, Luca Cairati di Teatro dei Navigli il 20 aprile con Peperoni Difficili,  Alberto Baroni di CinemateatroNuovo al termine di Taxi Teheran il 7 aprile).

Reso, soprattutto, da parte della Presidente Piras, pubblico e giusto tributo a tutto il team della diciottenne associazione culturale magentina: gli insegnanti, i musicisti, gli operatori e curatori i quali tutti insieme, chi più sotto i riflettori chi nell’ombra dell’impegno quotidiano, permettono la realizzazione di ogni spettacolo. Non da ultimo, il pubblico, senza il quale, evidentemente, non vi sarebbe lo scopo del lavoro. Nelle parole di Antonella Piras, “un viaggio, come la vita, è più bello se si può condividere con qualcuno”.

 

Alessandra Branca

 

L’ORCHESTRA Giovanile Totem è:

Violino

Michele Alziati, Cristina Ballarini, Anna Giammattei, Sara Lo Iacono, Giulia Morani, Martina Orsi, Cristina Pelizzari, Alberto Repossini, Francesca Ripoldi, Rebecca Sodano, Erica Spozio, Matteo Terzoli.

E la gentile partecipazione di Francesco Comunale Lucia Montagna

Viola

Jolanda Bruno, Clara Repossini

Violoncello

Andrea Alziati, Tommaso Boschetti, Irene Lo Iacono, Nicolò Imprescia.

E la gentile partecipazione di Sara Cerutti, Greta Lavatelli e Carlo Mainardi.

Contrabbasso

Paulo Montoya

Flauto

Daniel Voltolini

Clarinetto

Giorgio Noè

Oboe

Erica Meda

Corno

Giulia Di Saverio

Tromba

Daniele Velati, Daniel Sencenko

 

LA BAND è:

Alessandro Giampieri e Efrem Bonfiglio, chitarre

Gioele Bonfiglio, basso elettrico

Fabio Gangi, piano/keyboard

Marco Nebuloni batteria e percussioni

Luigi Zoja, la psicanalisi da rifondare e la polarità del XXI secolo tra “liberta e sicurezza”

Nella serata magentina del 19 aprile, il filosofo psicanalista junghiano Luigi Zoja ha attraversato antinomie e polarità della società occidentale tra il XX ed il XXI secolo. Ultimo incontro per Magenta Cultura 2016.Luigi_zoja

Luigi Zoja, la psicanalisi da rifondare e la polarità del XXI secolo tra “liberta e sicurezza”

Se il Novecento è stato dominato dalla polarità “libertà-uguaglianza” (il secolo delle ideologie, del confronto tra libertà assoluta ed uguaglianza assoluta) il secolo XXI sarà probabilmente alle prese con la nuova polarità “libertà – sicurezza”. Libertà o sicurezza sì, ma da che cosa?

Il professore durante la serata ha offerto uno stimolante excursus su quella che potremmo definire la sinossi delle dinamiche concettuali (e quindi mentali) che hanno mosso il XX secolo, alla luce della funzione della psicanalisi e della rivoluzione culturale e civile che questa scienza nuova dello stesso XX secolo ha offerto.

Nell’arcipelago di elementi di riflessione e letture psico-sociolologiche che Zoja ha presentato al nutrito pubblico presente al teatro Lirico di Magenta, vogliamo estrarre un auspicio che il celebre studioso (a livello internazionale) ha voluto condividere con la platea, pur toccandolo en passant nel divenire del discorso. Vale a dire quello che la Psicoanalisi torni ad essere elemento di interazione e cambiamento sociale e culturale, così come lo fu alla sua nascita. Nel Novecento la psicanalisi fondata da Freud e Jung si sostituì alla Filosofia stessa nella propria funzione culturale; ne fu, in qualche modo, l’evoluzione. Oggi la psicanalisi non è più movimento culturale ampio, capace di operare una rivoluzione nell’indagine sul mondo, nei costumi sociali e nella maggiore comprensione dell’uomo. Secondo l’eminente studioso la psicanalisi ha abdicato al proprio ruolo fondante e ri-fondante, proprio di una rivoluzione umana culturale non violenta (in questo è risieduta la sua grandezza) per perdersi nei propri sottoinsiemi, sottomultipli operativi: “Oggi la psicanalisi non è più contenitore culturale ma contenuto del contenuto del contenuto…”. Vale a dire, serve a poco. Al suo nascere rappresentò un forte elemento di nuova indagine e dunque di liberazione dell’uomo (soprattutto della donna, vorremmo dire!); oggi è ridotta a sottocategoria di scienza avvitata su se stessa, incapace di dare nuova spinta propulsiva ad una civiltà che proprio in questo momento avrebbe maggiormente bisogno di “liberarsi” di vecchie e nuove schematizzazioni, dominanti insconscie. Ancora Zoja: “Altrimenti la psicanalisi anziché volgersi alla guarigione diviene essa stessa motivo di malattia! Anziché aiutare l’uomo ad uscire dalle paranoie dell’isolamento le alimenta!” (come non pensare allo Svevo de La Coscienza di Zeno? od ai Dubliners di Joyce? chi mastica Letteratura sa, ndr)

Non è stato questo il fulcro del discorso di Zoja – ribadiamo – il quale era invece teso a presentare la lettura della storia occidentale del XX secolo in chiave – appunto – di dominanti psichiche collettive e generali nell’uomo per approdare poi ad lettura del nuovo secolo, questo in cui ci troviamo, con la tensione tra “libertà” (apparentemente conquistata, almeno come oggetto mentale) e “sicurezza” (ma quale sicurezza?).

Zoja ha aiutato poi il pubblico nel dare la cifra ai messaggi mediatici, soppesando la funzione e la valenza dell’informazione, strumento utile – da parte di quelle sfere della società che muovono le leve – ad imprimere nella percezione collettiva degli oggetti piuttosto che altri.

Ed ecco chiaramente esemplificato – ci permettiamo di commentare secondo il nostro modo di vedere e sapere – il labile confine convenzionale tra storia e psiche. Perché veramente, se rinunciassimo a tener conto di quanta parte abbia la materia meno visibile di cui è costituito il mondo (l’inconscio, la psiche: collettiva ed individuale), mancheremmo inevitabilmente di cogliere le strutture e le forze più incisive di ogni storia umana e dunque di ogni storia sociale.

Facciamo un esempio tratto dalla lectio di Zoja: “sicurezza”, oggi. Ebbene, perché mai ci sembra molto più invadente e distruttivo un attacco terroristico delle conseguenze del cambiamento climatico? Da una parte un episodio puntuale e relativamente ridotto nel suo portato di morte; dall’altra, un fenomeno globale cui nessuno può sottrarsi e che causa – tramite una molteplicità di effetti – milioni di morti sia nel regno umano che animale e vegetale. Eppure a nessuno pare interessi. Perché?

Forse anche perché il pericolo devastante del un cambiamento climatico non solo non si vede ma non esorcizza la istintiva inclinazione dell’uomo ad avere un oggetto identificabile e diverso da noi in cui incanalare la paura ed attraverso cui rappresentare l’atavica forza di Thanathos. Di fatto, la devastazione del cambiamento climatico non solo non è divergente da noi, ma addirittura richiederebbe – anziché lo sfogo del senso di aggressività e di morte – una assunzione attiva di responsabilità e modifica costruttiva di comportamenti quotidiani e globali. In pratica, non funziona psichicamente. E allora ecco quanto sarebbe utile rifondare la psicanalisi come movimento culturale in grado di cambiare gli stereotipi umani e le relative pulsioni. Ed ecco ancora, che siamo tornati a parlare di libertà come liberazione, liberazione come conoscenza.

Un sottile fil rouge che ha attraversato le sette serate “filosofiche” (come amichevolmente si è preso a chiamarle). L’uomo, la sua natura estrinseca ed intrinseca, la conoscenza. Una cosa certamente emerge e continua perpetuamente ad emergere: non si scinde l’uomo dalla conoscenza come non lo si scende dalla propria cecità. In fondo, la storia dell’umanità sembra veramente un percorso perenne di uscita e rientro di Caverna in caverna. Non sappiamo se avrà mai fine come non conosciamo – qualora la diamo – la natura metafisica del mondo e dell’universo. Quel che appare certo – seguendo il tema degli incontri magentini – è che in ogni luogo ed in ogni tempo c’è qualcuno che si prende la briga di uscire dalla sicurezza della caverna sociale per “vedere oltre” e riportare un messaggio (di liberazione, di movimento) agli altri (che venga poi più o meno accettato, ma intanto viene agito e prodotto).

La chiusura di Marco Invernizzi riassume e rilancia: “vedere e sapere guardare”, questo il tema del ciclo di incontri già in cantiere per il prossimo anno. Nell’epoca delle immagini (e delle parole!) sappiamo veramente vedere? e cosa ci è dato di vedere? Lo sguardo è ancora capace di intravedere (od immaginare) il futuro o siamo ormai supini ad uno sguardo che non è visione bensì “banalizzazione dell’occhio”? (come non pensare a T.S. Eliot ed all’Indovina che fu Tiresia e fu poi Cartomante? ed oggi sarebbe…? ndr)

Zoja_Invernizzi_19aprile2016_MagentaCultura2016La società mediatica, con le leve dell’informazione e delle dinamiche degli oggetti psichici collettivi, oggi come mai è nelle mani di un potere che non si vede. Un potere che “non visto, ci vede e la cui esistenza e potenza deriva proprio da questa asimmetria di sguardo”, spiega già Invernizzi; “uno sguardo che non visto ci vede ed a cui noi volontariamente ci offriamo (leggi civiltà dei social media)”: come dire, siamo ormai oltre il Grande Fratello orwelliano; qui c’è l’offerta entusiastica. Ed allora, non siamo ancora forse nel campo delle antinomie cui faceva riferimento Zoja e delle dinamiche (paranoie) di massa? Aggiungiamo noi: ancora una volta, quale il rapporto tra condivisione ed isolamento al giorno d’oggi?

Sono domande quasi banali e sulla bocca di tutti (o quasi). Ma tutt’altro che banali sono poi le conferenze in cui il tema viene discusso, con i diversi angoli da cui il tema viene “guardato” (rimaniamo in tema) e trattato. Lasciamo quindi gli incontri tematici di Magenta Cultura 2016 riprendendo un leit motiv che ogni professore ha più o meno esplicitato: la filosofia, la cultura, non offrono soluzioni consolatorie ma al contrario insegnano il dubbio in vece della certezza; la responsabilità in vece della passività. L’appuntamento è per il 2017 con la quarta edizione di Magenta Cultura.

Alessandra Branca

 

Magenta Cultura, rappresentanza e libertà

Staffetta Simone – Ronchi per comprendere i meccanismi nascosti della nostra società. Parlando di libertà.

Rappresentanza, crisi della democrazia, realismo della “libertà”

Il percorso di riflessione accompagnata da docenti universitari di fama internazionale che Magenta Cultura sta proponendo al pubblico avanza, di tappa in tappa, verso il cuore della nostra società.

Se con Umberto Galimberti e Carlo Sini abbiamo capito che la libertà è un concetto convenzionale che assumiamo quale strumento ed orizzonte per i nostri comportamenti sociali, la conferenza tenuta da Raffaele Simone il 23 di febbraio scorso, ci ha messi di fronte al meccanismo centrale della società contemporanea occidentale, quella che noi viviamo: quello della rappresentanza
democratica.

Il sistema di designazione dei dirigenti istituzionali di una società attraverso un sistema elettivo e democratico è decisamente recente ma già, ai nostri giorni e nella nostra stessa realtà italiana, presenta alcune criticità ed anelli che cominciano a saltare. Indizio inequivocabile il crescente astensionismo elettorale; cui fa da controcanto una esigenza di partecipazione diretta di una parte di popolazione che trova nei nuovi strumenti tecnologici agorà di nuova generazione.

Anche Simone – linguista di fama internazionale e sociologo – come i due professori che lo hanno preceduto sul palco del Lirico ammonisce – come prima ed ultima istanza – dal prendere in maniera assolutistica ed infallibile perfino la stessa idea di democrazia la quale andrebbe considerata un auspicio più che un principio assoluto. (forse solo così potrebbero cadere certe bende dagli occhi e cominciare così a salvaguardarla veramente – ci permettiamo di chiosare – la nostra “libertà”; troppo labile il confine a volte tra principi dogmatici ed “idola”, che dalla notte dei tempi, vengono eretti su altari  ai piedi dei quali ci si piega proni rinunciando alla propria ragione e, troppo spesso, umanità).

La serata del 23 con Simone ha confermato il MagentaCultura2016_Invernizzi_DeSimonesuccesso delle precedenti: “Sono molto
soddisfatto
” – commenta il Sindaco Marco Invernizzi, ideatore della rassegna stessa; “abbiamo un pubblico ampio e differenziato con una forte presenza di giovani:  non sono soltanto quelli dei licei, come si potrebbe scontatamente pensare, ma molti degli istituti professionali e di questo sono ancora più contento; e tutti mostrano, sia durante il dibattito che nei numerosi capannelli che si formano, al termine delle conferenze,  in teatro od uscendo nelle sue immediate vicinanze, un grande desiderio di partecipazione e di comprensione delle problematiche proposte”.

E allora quale migliore occasione per continuare a sondare i gangli della nostra società di quella che ci permette la prossima serata “filosofica”  di Magenta Cultura? Martedì prossimo – 8 marzo, 2016 – sarà la volta – anche per lui la seconda su suolo magentino – di Rocco Ronchi, professore ordinario di filosofia teoretica all’Università de L’Aquila e docente presso Istituto di ricerca di psicanalisi applicata (Irpa). Ronchi ci condurrà nell’esplorazione analitica dei tre concetti di libertà che caratterizzano la modernità: quella razionale, quella esistenziale e quella – udite udite – reale!

< Se la prima coincide con la nozione filosofica e metafisica di libertà, la seconda è la forma che la libertà ha assunto con la crisi della modernità e che costituisce l’architrave del cosiddetto neoliberalismo. Come esempio della prima si farà riferimento alla concezione cartesiana e razionalista, come esempio della seconda alla concezione tragica di Dostoevskij. Con “libertà reale” si intende sondare una possibile via d’uscita dalla condizione neoliberale, che eviti il rischio delle derive autoritarie e criptofasciste e che riattualizzi alcune istanze del marxismo > (presentazione di Rocco Ronchi)

Per un 8 marzo fuori dai soliti cliché, martedì ore 21 teatro Lirico Magenta: “L’illusoria libertà, tutti siamo liberi purché nessuno lo sia veramente”.

Alessandra Branca