I Beatles secondo il Trio Lennon ed Annamaria Chiuri

“Per Elisa” 2017 : ennesimo successo per un evento veramente speciale di musica, sentimento e solidarietà

Appuntamento il 17 marzo, venerdì, con la serata – che non sarebbe improprio definire “di gala” – che da undici anni riunisce i magentini nello storico teatro cittadino per ricordare Elisa Lisca, splendida ragazza scomparsa prematuramente. I genitori, Giuseppe e Graziella, appassionati di musica come la giovane figlia, decisero che soltanto attraverso la nobile arte che sa toccare le corde di ciascuno per sciogliere i dolori in note alate, messaggere di speranza, avrebbero potuto omaggiare la vita della figlia. Nacque così la manifestazione “per Elisa” che negli anni è divenuta un appuntamento atteso ed uno straordinario momento di abbraccio della città. Essendo Giuseppe Lisca uomo di musica (baritono presso la Verdi de La Scala), l’evento non ha mai mancato di portare delle eccellenze musicali, e delle proprie chicche. Del resto, tanto per citare una cara presenza fissa, già è noto il legame della città della Battaglia con La Scala di Milano, legame incarnato dal grande concittadino Maestro Bruno Casoni. Recentemente è arrivata anche la straordinaria amicizia con la mezzo soprano Anna Maria Chiuri, la quale ha portato il proprio talento sul palco del Lirico già in diverse occasioni ormai (tra cui il “Per Elisa 2016”). L’ultima delle quali è stata proprio quella di venerdì 17 marzo, insieme all’arte del Trio Lennon. Tema, la musica dei Beatles, ri-arrangiata per trio d’archi e voce lirica.

Il concerto, aperto con un omaggio beethoveniano (“Per Elisa”), si è concluso con “All you need is love”, a rimarcare l’invito alla condivisione ed alla generosità, allo spendersi nel mondo con spirito aperto ed altruistico, proprio dell’evento organizzato dai Lisca con l’associazione “Cuori grandi onlus”, opera della missionaria laica magentina Maristella Bigogno, a favore dei bambini del Togo.

Un’ora e mezza abbondante di ottima musica, con gli arraggiamenti eleganti e variegati del Trio Lennon; trio composto da Roberto Molinelli alla viola ed arrangiamenti, Luca Marziali al violino, Anselmo Pelliccioni al violoncello. I quattro hanno portato sul palco non solo la loro eccellente arte ma anche una bella dose di ironia, umorismo, che ben si è accordata alla pimpante vivacità della Chiuri.

La serata ha registrato il “tutto esaurito” e nel parterre non sono mancanti amici illustri, gli amministatori con il Sindaco, il console, amici scaligeri. Tutti insieme nel nome di Elisa, della musica, della solidarietà, del teatro Lirico e della Città di Magenta. Alla fine della serata Giuseppe Lisca non ha mancato di ringraziare tutti, spendendosi generosamente, come nella natura di quest’uomo, ed esortando la città a ridare forza anche all’esperienza del Coro Civico.

Finale di bis con “La Carmen”, cavallo di battaglia della eclettica e vivace Anna Maria Chiuri, per accontentare i fans del pubblico.

Alessandra Branca

l’atto inaugurale dell’artista

fontana-taglia-tela-2Primo appuntamento delle “serate filosofiche” di Magenta Cultura 2017 con Massimo Donà.

Vedere l’arte, la quale mostra ciò che non appare

Esordio di filosofia estetica per la nuova stagione di Magenta Cultura voluta dall’amministrazione comunale di Marco Invernizzi con la collaborazione di Casa della Cultura, associazione cittadina Urbanamente e – da quest’anno – con l’importante supporto del Rotary Club magentino.

Il tema scelto dal Sindaco per il 2017 è quello del “vedere – guardare”, tema a lui particolarmente caro data una vita spesa a far critica sul cinema nel territorio.massimo-dona_casual

Ed è così che esordisce a Magenta la “filosofia estetica” (non è stata nominata ma chi abbia studiato filosofia, al liceo, in università, conosce questa distinzione) con un ospite di calibro che non ha deluso la foltissima platea del Teatro Lirico: Massimo Donà. Con lui il viaggio si è connotato di caratteri contaminati tra l’estetica, la teoretica e la storia dell’arte (non senza l’ombra invisibile di un pizzico di metafisica…). Con lui abbiamo attraversato qualche secolo di cultura occidentale prendendo a braccetto qualche “mostro sacro” quali Kant e Leopardi, scoprendo (per chi non lo sapesse ancora) che le indeterminate categorie leopardiane, il suo celeberrimo “questo e quello”, altro non sono che compendi teoretici (ed estetici) sull’arte ed il suo oggetto o fine: mostrare ciò che non si vede. Per cui l’artista chi è se non colui che ci mostra l’invisibile del visibile? Un salto nel Novecento e ce lo facciamo mettere sotto il naso da Duchamp e da Magritte, senza dimenticare il povero Mondrian, o dal nostro De Chirico od ancora dal taglio di Fontana.

Il visibile, l’oggetto e l’invisibile che si porta appresso e l’artista ti mostra. “Cos’è un tavolo?”, si domanda il filosofo dell’essere, il pensatore; ma… “questa non è una pipa” («Ceci n’est pas une pipe»), scrisse Magritte sulla sua rappresentazione di una pipa.

E così via. Serata divertente, tra l’altro, perché questi personaggi, soprattutto questi venetacci malandrini, sanno sintetizzare con verve ed umorismo i concetti che espongono; nel caso di Massimo Donà, uomo forte, la cui fisionomia sembra disegnata dalla matita spessa dei primi cubisti, come la sua voce adamantina e nerboruta, non possiamo non notare una vocazione al cabaret, alla sapienza caricaturale della battuta, una capacità scenica non comune; sarà la passione sua per la musica e la carriera parallela di trombettista?

massimo-dona_in_concertoChe bello, trombettista e docente di filosofia. Collega di Cacciari Massimo ed allievo di Severino Emanuele tra le università di Venezia e Milano; collega di Enrico Rava ed allievo di Giorgio Gaslini su mille palcoscenici musicali . Per cui ci spernacchia divertito: “quanto sembriamo tutti balbuzienti di fronte a qualcosa che ci piace!” (filosofia del bello… secondo un jazzista di fiato). E chissà che il Sindaco di Magenta, qualora rieletto, non si decida ad inserire sotto la voce ufficiale di “Magenta Cultura” anche il Festival Jazz magentino, che si tiene in novembre e che – qui lo ribadiamo – non è stato ultimamente degnamente valorizzato. (chissà… Massimo Donà, intercedi per noi)

(Ah, quanto è bella la filosofia, che voglia matta di tornare a scuola!)

Il  prossimo appuntamento “filosofico”  è per martedì 31 gennaio; Lea Melandi ci parlerà di “corpo ed identità”.

Alessandra Branca

Lo spirito del Natale al CTN di Magenta

Il segreto del loro successo. Mercoledì 8 e domenica 11 dicembre 2016, evento natalizio per bimbi al CinemateatroNuovo di Magenta. “Lo spirito del Natale”, in scena Ariel Junior.img_20161211_170029

Sono stupiti gli stessi organizzatori del successo degli spettacoli natalizi al Ctn. Due date e due volte sala stra-piena, da mandare via la gente. In scena, Ariel Junior, compagnia del CtN, “tirata sù” dai Senior, già una decina di anni, ovverosia da quando questi ventenni eran proprio bambini. Ed i risultati arrivano. Gli spettacolini di Ariel Junior sono sempre simpatici, accattivanti e ben fatti. I ragazzi dimostrano disinvoltura e senso della battuta, del momento corale, dei colori, del balletto, dell’accompagnamento sonoro.

Anche questa volta hanno dato vita ad una storia simpatica, con una morale natalizia interpretata da tanti personaggi ben caratterizzati.

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La storia è semplice e la facciamo raccontare da Ariel Junior:

>> La famiglia Nervosetti è numerosa ma poco unita: egoisti, individualisti e poco abituati a condividere, si trovano ad essere quasi estranei gli uni agli altri. Il vecchio nonnino, nonno Amilcare, desideroso di mettere pace e armonia nella sua famiglia, invita tutti a trascorrere il Natale insieme nella grande casa di famiglia. Il nonno vive solo, servito e riverito soltanto dalla vecchia governante, la signora Costanza… strana donna!
Tutti accettano per motivi diversi: per la speranza di ereditare la casa, per curiosità,
per fare un viaggio gratis, qualcuno per rivedere i parenti.
Grande è la sorpresa del nonno nel vederli arrivare tutti a casa sua… ma allora siamo sicuri che sia stato Amilcare a convocare tutti? La casa del nonno è abitata da una famiglia di fantasmi che, tanto a affezionata al caro nonnino vuole aiutarlo a mettere a posto la famiglia…. ci sarà mica il loro zampino dietro a tutto questo?

Lo spirito del Natale e il clima di serenità
è difficile da creare quando non ci si ascolta e si è arrabbiati… meno male che ci pensano i fantasmi a sistemare le cose…o quasi! <<

Una storia semplice adattata ai bambini e che ricorre all’espediente dei fantasmi; ma, a dir la verità, quante delle nostre famiglie avrebbero bisogno di qualche fantasma affezionato ed amico per aiutarci a ricomporre questioni irrisolte o complicazioni ? Viviamo in una società che è ben post-post parcellizzazione ed i tempi della vita (molto poco vicini allo spirito del Natale ed anche umano in generale, direi) ci portano ad allontanarci dagli affetti anche quando non vi siano insanabili contenziosi; a volte per sola disattenzione.

Bene, anche per questo CinemateatroNuovo esiste: per creare momenti di riflessione, di pausa dalla frenesia e dagli stress “della vita moderna” (come recitava una nota pubblicità d’antan), per dare spazio allo stare insieme; sospendere il tempo, la realtà esterna, dai problemi e trovarsi, magari a ridosso del Natale, mamme e papà coi propri bimbi a vedere una spettacolino simpatico.

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Se ne è fatto carico “Ariel Junior”; compagnia dei ex “cuccioli” di Ariel, con dieci anni ormai di intrattenimento teatrale di esperienza al Nuovo. Ed è così che i ragazzini, i figli di Ariel senior, sono diventati ragazzi; ognuno di loro studia, vive e sta diventando adulto del terzo millennio; ma insieme sono Ariel Junior, una compagnia ormai autonoma.

Ed infatti hanno fatto tutto da sé: sceneggiatura, regia, costumi, luci, controllo tecnico, recitazione. E bene, hanno imparato! (“Ariel Junior? è la cosa più bella che abbiamo fatto!”, parola di Mauro Colombo, Ariel senior)

La piéce, andata in scena in occasione dell’Immacolata, ha registrato il pienone al CTN per entrambe le repliche; nei pomeriggi dell’8 e dell’11 dicembre la sala di via San Martino, non è riuscita a contenere tutti coloro che – sfidando il traffico, il freddo e gli impegni natalizi – hanno voluto regalare ai propri piccoli e regalarsi insieme a loro (prezzo sempre alla portata di tutti: 4 euro con merenda) un mondo più facile.

Nelle prime file bimbi piccoli piccoli, con i loro “oooh” con i loro commenti fatti di paroline, le domandine alle mamme, (“chi è quello?”) o sospirini o mugugnetti (le cose dei piccolini); e poi in ordine crescente di età, genitori compresi. Una sana bella atmosfera che davvero ti riconcilia col mondo. E, a dir la verità, abbiamo quasi l’impressione che lo spettacolo piaccia di più ai genitori che ai loro bambini…

Fuori c’è un mondo freddo, per dirla con Paolo Conte, ma dentro al CTN… c’è lo Spirito del Natale! grazie

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Mettiamo qui sotto la scheda dello spettacolo con tutti i nomi dei ragazzi che lo hanno preparato.

“LO SPIRITO DEL NATALE” – ARIEL Jr.

Attori: Paolo Mazzia, Matteo Mazzia, Raffaela Parini, Erika Satriano, Marco Stanganelli, Sara Porati, Francesca Garavaglia, Benedetta Baroni, Lucia Cerati, Natalia Vutera, Walter Guglielmetti, Giulia Mattina, Emanuele Beni, Laura De Simone, Nik Nicolas Garavaglia.

Coreografia: Francesca Cislaghi .

Scene e costumi: Eleonora Parini .

Luci e Musiche: Mauro Rava, Giacomo Vilbi.

Regia: Laura Cerati, Michele Volgarino.

Alessandra Branca

“GIRARE CON PASOLINI” , il 97enne maestro della fotografia cinematografica, Mario Bernardo, in Braida

Metti una sera dopo cena a “Le radici e le ali” con l’Ecoistituto di Cuggiono

Capita così in quel di Cuggiono, dalle parti di via San Rocco 48. Gli afecionados non se ne stupiscono, avvezzi ormai da oltre vent’anni a certi coup de theatre, o meglio dire veri e propri scoop per il piacere della storia e della cultura. Metti una sera, un lunedì sera, dopo cena, così, con nonchalance, di passare per la lunga via che corre nel cuore del paese agganciandolo a nord al castanese a sud al magentino; tra auto di giovinastri (ragazzi di vita?) che con la tardiva calura settembrina offrono alla strada urla in doppler pompate dagli impianti sonori ed il silenzio afoso della passeggiata serale col cane.

Porte della ex Chiesetta in Braida spalancate; tante teste al cui fondo, incorniciati dalla bella volta restaurata, un terzetto sui generis sta accrocicchiato dinnanzi all’altare laico della cultura partecipata (fondamento e verbo rivelato di Ecoistituto nella Valle del Ticino). Il terzetto vede due uomini decisamente anziani uno, barba e baffi candidi, in camicia rossa (“e fiocco nero alla Lavallier emblema dei libertari ottocenteschi”, nella definizione del buon Oreste, ndr), l’altro, ancor più anziano roseo di guance, in camicia azzurra sbottonata su una buona maglietta per la salute, bretelle a reggere i pantaloni ed una giacca blu su un velo di capigliatura quasi dai riflessi dorati ed un ciuffo di neonato; il terzo, lacoste panna e cintura, occhialuto, folta capigliatura ed un microfono in mano. Intervista con la storia e chi la ha attraversata. Capita – ed è buona pratica di cultura popolare reale – di intervistare i vecchi dei paesi per farsi raccontare il paese che fu, le usanze, i personaggi ed i luoghi. Una buona pratica ecomuseale, che riconnette la gente alla gente, il presente al flusso umano nei paesaggi. E costituisce una cultura immateriale di cui non ci accorgiamo che ma che da qualche parte sta dentro di noi come un gene nella catena del Dna attuale.

In questo caso l’intervistato era un anziano del Paese: il paese del cinema italiano e dell’Italia degli Anni Sessanta. Maestro di fotografia nel “Belpaese” che si lanciava nell’avventura della crescita e del progresso uscendo dalle macerie della guerra e dai rattoppi dell’Unità. Insostituibile spalla per molti dei nostri più grandi registi che fecero ed inventarono “Il cinema italiano”, Bernardo era stato comandante partigiano nel bellunese, durante la Resistenza. Come dire, libera l’Italia e poi seguila, osservala, catturala, raccontala, interrogala e spiegala in immagini. Oggi, novanta sette anni.

“Come spesso ci capita, tutto è nato da altro, da tutt’altro, mentre in quel di Orta spiegavamo al fenomenale manipolo dell’Associazione ‘Ernesto Ragazzoni’ la storia del nostro Ecoistituto, un quarto di secolo…”, spiega Oreste Magni; “L’amico Piero Beldì, di Oleggio, mi buttò lì, sai, a settembre passerà da Novara Mario Bernardo… potevamo lasciarcelo sfuggire? per cui risposi, “se proprio tocca…”. Ed ecco un trio garibaldino, Beldì, Magni e Cesare Bernani (quest’ultimo : “sessantamila libri in casa ad Orta, icona della ricerca orale dell’Istituto Ernesto De Martino), che si mette in testa di portare Mario Bernardo e tutti i suoi 97 anni, in Braida, a Cuggiono.

Sostenitori in loco dell’evento son state poi associazioni amiche di Ecoistituto e della cultura in genere: Equilibri, il collettivo fotografico Talpa, il gruppo artistico Occhio e per finire non poteva mancare il patrocinio dell’Amministrazione Comunale.

Sala gremita fin in strada; attraverso le domande mirate e le osservazioni pertinenti di un intervistatore di eccezione, Marco Invernizzi da Magenta, appassionato pasoliniano, Mario Bernardo ha regalato ai presenti qualche sprazzo di storia e storie di quel momento del cinema italiano e delle figure che lo hanno fatto in quegli anni in cui l’interesse appassionato di tutti era quello di scoprirla e comprenderla, quella Italia da poco ventenne e per nulla maggiorenne. Non a caso Bernardo collaborò con Pasolini non soltanto per il noto “Uccellacci ed uccellini” (con Totò) ma vi si trovo, insieme anche ad Alfredo Bini, a “girare l’Italia” nel 1963, allo scopo di trovare volti e location per il nuovo film di Pasolini (“Vangelo secondo Matteo”); un giro d’Italia con cinepresa e microfono in mano ad intervistare gli italiani di ogni angolo dello Stivale: nacque così il leggendario documentario “Comizi d’amore”, che uscì nelle sale nel 1965. Che gente straordinaria! Lontani dalla spocchia intellettuale o da una prosopopea artistica, eccoli industriarsi nei panni degli antropologi, dei sociologi, alla scoperta della morale percepita dell’italiano reale. Da Sud a Nord, da Est (il Friuli amato di cui era orginario Pier Paolo) all’ Est della punta dello Stivale.

Ed è da quella esperienza che il Mario Bernardo di oggi ha tratto spunto (lo spunto del ricordo meditato, ruminato, che si presenta da lontano, dall’antro dei vissuti emozionali alla luce di un pensiero pacato) per prendere carta e penna (una volta si diceva così, non sappiamo come lo ha fatto davvero il maestro) e raccontare sprazzi pensieri ed episodi di quell’itinerario, Con Pasolini, in giro per l’Italia. “Girare con Pasolini”, lo ha titolato; chiaramente suggerendo di quel verbo – quel verbo all’infinito, tempo del perdurare, di qualcosa che continua ad essere – una duplice accezione: quella tecnica filmica e quella umana, di una esperienza insieme. il libro è edito da SEDIZIONI (anche qui ritroviamo la duplicità semantica…).

Una serata piacevole, pacata pur nella sua ricchezza; Marco Invernizzi, buon conoscitore dell’opera di Pasolini, ha saputo colloquiare in maniera semplice e competente con il Maestro; chiaramente cogliendo l’occasione per togliersi qualche sassolino di curiosità sul clima ed i nomi dell’intellighenzia italiana degli anni Sessanta (“ma gli intellettuali di quel tempo… non erano tutti come voi…”; ” e di Fellini…che cosa pensa, Maestro Bernardo?”, quest’ultima domanda decisamente tendenziosa!, ndr!); passando senza tanti arzigogoli dai flash sul cinema ed il significato che ebbe in quel momento al Pasolini privato, al rapporto con la madre, con il fratello, a qualche flash sui vari personaggi dell’epoca (compreso il Principe De Curtis).

La serata è terminata con numerose domande dal pubblico ed una disponibilità semplice di questo signore di 97 anni davvero ammirevole.

I grandi eventi sono così: pacati, poche parole per grandi passioni, atmosfera di entusiasmo sincero senza ostentazioni.

Per concludere vorremmo citare la bella galleria di testi originali datati offerta dal Libraio di libri rari ed antichità “Acefalo” (Massimiliano Chervino) di Milano (potete ritrovarlo ancora a Cuggiono al prossimo appuntamento con Libraria, la terza di settembre).

Alessandra Branca

 

 

Strada facendo… si cresce e si sta bene insieme

Magenta, Teatro Lirico. Serata di musica leggera curata da Totem e suonata dall’Orchestra Giovani. A favore di Emergency.

INTRO (a personal status)

Qualcuno già ne avrà avuta esperienza ma per noi era “la prima” per questa serata “leggera” al Lirico a cura di Totem. Infatti si era al “terzo capitolo” del “dizionario dei sentimenti”: “amore” e “libertà” (ehi! non vale!), i primi due, sabato 7 maggio 2016 è stata la volta di “viaggiare”. Il tema, ammettiamolo, non è dei più ricercati od inesplorati, quindi approcciamoci all’evento con la sana cattiveria della critica di carta stampata, che so, del New York Times, quelle belle cose che solo negli States (e nei films) si possono dare… La serata è già piovosa, a guastare una settimana di sole e fiori di maggio durante la quale veramente ti veniva voglia di prendere e… partire, viaggiare, mollarli tutti qui alle loro inutili frenesie e tronfie ambizioni… Ti rechi in via Crivelli, sei un po’ in ritardo (come si conviene a La Press, scusate ma ci tengo seriamente al ruolo!), da fuori tutto tace e l’acqua picchietta su testa e selciato, per giunta sei cotta, lievemente febbricitante, è sabato, domani è la festa della mamma che non c’è (più) e altrove ci sarebbe anche un concertino raggae con i tuoi amici; in alternativa un divano ed una copertina non li avresti disdegnati; “mah, speriamo quantomeno che non me la menino con Mogol e Battisti… (pensa la punk hard rocker che c’è in te).

Scosti ancora distrattamente i tendoni di accesso alla platea e…. “Sì, viaggiare” ! (Battisti e Mogol !)

(che poi, chi non la ha mai, ma veramente mai, canticchiata guidando? dai, fuori i  numeri, sdoganatevi!). Dal fondo della sala il colpo d’occhio è su una scena colorata e piena di gente (sono i musicisti!), valigie appese e, a ridosso della “fossa”, un prato verde tagliato al centro da una carreggiata d’asfalto nero, con una riga in mezzo… una rampa di lancio verso lo spettacolo! (sarà anche scontata, ma il suo bravo effetto lo fa, eccome! ma guarda un po’ questi di Totem: ‘sto Lirico lo sto vedendo in tutte le salse e sotto tutti i faretti e le cromature possibili !…)

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THEME & PLOT (reprise)

Teatro colmo e stipato, sabato sera, 7 maggio, per il concerto animato (esiste? la invento io, la categoria del concerto animato, dopo quella del cartone animato) di Totem. “terzo capitolo” del “dizionario dei sentimenti”: “amore” e “libertà” (ehi! non vale!), i primi due, questa è stata la volta di “viaggiare”.

Lo spettacolo è una sorta di concerto – narrazione a tema, a partire dal quale è stata proposta una selezione (una ventina) di canzoni tratte dalla musica leggera, italiana ed internazionale, collegate  tra loro con un espediente narrativo (delle brevissime gag tra una canzone l’altra) volto a mettere in luce le diverse declinazioni ed accezioni del verbo “viaggiare” e dunque le diverse emozioni che le canzoni stesse esprimono o suggeriscono.

Un impianto semplice, niente di rivoluzionario o di stravolgente circa le nostre comuni esperienze e concezioni. Ma è proprio qui che si apprezza la validità  di uno spettacolo ben fatto, curato, simpatico, fresco e molto molto godibile. Come dire, un’esperienza accessibile a tutti, comprensibile da tutti anche a mente pienamente rilassata. Un’esperienza partecipabile. Lo stato perfetto per lasciarsi andare, così come salire su un bus on the highway e lasciarli trasportare, con ritmico andamento, per le campagne od i cieli di qualche terra a noi gradita. O meglio ancora, per meglio dire:

“evitando le curve più dure… dolcemente, viaggiare”.

I brani selezionati sono noti, anche questo mette a proprio agio lo spettatore: tante volte è bello ascoltare o ri-ascoltare qualcosa che ci piace e con cui abbiamo familiarità; alcuni di più, alcuni di meno, magari, ma sempre roba buona. Soprattutto se ci vengono proposti in una veste non consueta, suonati da una orchestra sinfonica, sostenuti da una band ritmica e poppeggiante, ri-arrangiati molto molto bene da qualcuno che di musica, evidentemente, ne sa.

Ed eccoci qua. L’Orchestra Giovanile di Totem (con inserimento di alcuni allievi del nuovo Liceo Musicale magentino), diretta dal maestro Andrea Di Vicenzo (coadiuvato nella preparazione dai maestri Giuseppe Miramonti e Xiliola Kraja), “La Band”, ovverosia gli adulti del gruppo, (batteria, chitarre, basso, tastiere) capitanata dal maestro Alessandro Giampieri, e le voci: i giovanissimi (e bravissimi) Arianna Meda, Federica Morra e Daniele Azzena. Questo per la parte musicale. La scena – insieme alla già descritta scenografia – è stata poi animata dagli interventi della vivace Paola Ornati e di Lorenzo De Ciechi (autori dei propri testi e curatori di regia e scene con Antonella Piras), i quali, muovendosi tra le fila dei musicisti ordivano un filo narrativo, tra il recitativo ed il didascalico, alla scaletta. Vivace personaggio di giovinetta briosa e pronta a cogliere le possibilità del nostro agiato e rapido mondo del XXI secolo, la prima; figura più riflessiva, con accenni poetici e d’un umorismo a volte venato di amarognolo, il secondo. La ragazza che si fa donna negli anni 2000 e l’adulto che fu ragazzo e fanciullo negli ultimi decenni del Novecento, alle cui atmosfere guarda con nostalgia – reso dal De Ciechi sfoderando un piglio comico da cabaret milanese d’antan – quando tutto questo (il pop) ebbe inizio e fu… un viaggio fantastico!

Sicché, il viaggio può iniziare guidando un’automobile (Battisti) ma può finire con un razzo nello spazio (Bowie); si muove con la brama di conquistare le strade del mondo bruciando tutto il proprio ardore (U2) o salpando melanconicamente e coralmente insieme, con Rod Steward, verso il mare della vita; saremo stranieri, come inglesi a New York con Sting, o ci ritroveremo sempre su un palco ed in una città per cantare con Ron; ce ne andremo per cercar fortuna e non tornare con John Denver o ci perderemo nel deserto per liberarci di una identità e trovarne un’altra come il cavallo senza nome degli America. Faremo viaggi di allucinata fantasia con Lennon ed i Beatles oppure avvertiremo nella solitudine della sera la lontananza di chi amiamo con Carol King. Guideremo piano, percependo la vita che si risveglia in un respiro che si apre con Fabio Concato oppure immagineremo, struggendoci, “lontano, lontano”, un nostro amore di tanto tempo prima che per un attimo sentiremo ancora lì. Oppure ancora, in omaggio alla Festa della Mamma, augureremo un viaggio di realizzazione ai nostri figli come Mannoia o di crescita attraverso le dolci ed amare esperienze della vita con Baglioni. Si può viaggiare leggendo (un bel cameo quello su Tartarino di Tarascona, firmato da De Ciechi). Ed infine, il viaggio, è anche quello che ci porta alla tappa ultima: quella in cui lasceremo questa esistenza e ci imbarcaremo, chissà, verso un’Altra vita… e di quel momento, di quell’ultimo viaggio (in auto!) e dell’approdo all’Hotel dell’Aldilà, ci ha dato una sua affettuosamente mondana e minimale visione, di nuovo,  Lorenzo De Ciechi (“è l’ultimo, fatemi stare davanti!”).

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In comune questi brani hanno avuto però non solo il tema e le sue possibili declinazioni: hanno avuto gli ottimi arrangiamenti dei maestri Di Vicenzo (per l’Orchestra) e Giampieri (La Band). Hanno avuto la freschezza e la bellezza (sì, voci veramente belle) dei giovanissimi interpreti (qualcuna in procinto veramente di partire per studiare musical a New York). Morale: impossibile non accennare a cantare insieme a loro (potenza del pop: è impossibile resistergli! i piedi si fanno ballerini e le ugole han voglia di liberarsi). Ed hanno avuto, last but not least, l’esecuzione dell’Orchestra Giovani, in questa esperienza tra strumentazione classica e genere pop che così bene hanno interpretato nella gaiezza della loro giovane età.

Ed è così che, con la scusa del dizionario, il viaggio della sera del 7 maggio è stato, trasportati sul tappeto volante del concerto unplugged – (in alcuni momenti mi son sentita nel film di Altman con la Streep, Radio America…fortunatamente qui non deve chiudere nessun teatro! anzi! lunga vita!) -, nella nostra  musica leggera, a ritrovare quei brani, quei motivi e quei testi che abbiamo vissuto così soggettivamente, hanno magari accompagnate le nostre esperienze di vita, tanti momenti, da soli od in compagnia; ma che fanno parte ormai del patrimonio comune della nostra cultura occidentale (che sia benedetta!); e non c’è bisogno di essere dei “patiti”, perché tutti quanti, di ogni età, li conoscono, anche solo una nota, anche solo un accenno. E molte altre generazioni ancora – ci auguriamo! – ancora li vivranno, li canteranno, li suoneranno… (la cultura occidentale: così bella quando è bella!…)

Da menzionare anche la scenografia luci ed il mixer audio (Pierangelo Meda, Giacomo Vilbi, Alessandro Radaelli) e le animazioni grafiche – particolarmente in risalto nel Beatles Tribute – di Fulvio Marino (proiettate su un telone a mo’ di vela sul fondo della scena).

CONCLUSIONI (“Strada facendo…”)

In definitiva, una bella serata di svago. Un concerto-spettacolo che si è ben presto tramutato in una vera e propria festa “di ringraziamento” per e da gli Amici di Totem, i quali si sono “rilassati” (si fa molto per dire: 4 mesi di lavoro) con questo “intermezzo” o “commiato” pop prima dell’ultima data della stagione sinfonica del Lirico – sabato 21 maggio – con il concerto della sinfonica “Città di Magenta”, Haydn e Beethoven.

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A sugello di questa bella atmosfera di insieme e di amicizia, ed a corroborare lo svago con valori di solidarietà, la presenza di Emergency dell’Ovest Milano. Altri amici di Totem e di Magenta a cui è stato devoluto il ricavato della serata. Perché se viaggiare è bello, viaggiare per soccorrere chi è debole, è nobile. Emergency –  a breve compirà 22 anni di attività – tra gli altri presidi sparsi nel mondo, sta lavorando a quello di Bangui, Repubblica Centrafricana, ove si vuole potenziare l’ospedale ed il centro pediatrico (come hanno illustrato dal palco Alberto Pecorari e la dottoressa Emanuela Valenti).

In sala, a supportare il sempre puntuale ed egregio lavoro di Mario Mainino – appassionato musicofilo, supporter e documentatore fotografico di eventi (vedi alla voce concertodautunno.it ) – c’era per l’occasione il Gruppo fotografico di Inveruno “Foto in fuga” (in gallery qui sotto ne mostriamo alcuni scatti, in particolare di  Luisa Giussani).

Infine la Presidente di Totem ha ringraziato tutti i sostenitori, il Comune di Magenta con il Sindaco Marco Invernizzi – presente in sala insieme al suo predecessore, Luca Del Gobbo; ed ancora i colleghi di Magenta Cultura 2016 (come fecero – ad onor di giusta cronaca – gli omologhi degli altri filoni: Daniela Parmigiani di Urbanamente durante la serata filosofica di Zoja il 19 aprile, Luca Cairati di Teatro dei Navigli il 20 aprile con Peperoni Difficili,  Alberto Baroni di CinemateatroNuovo al termine di Taxi Teheran il 7 aprile).

Reso, soprattutto, da parte della Presidente Piras, pubblico e giusto tributo a tutto il team della diciottenne associazione culturale magentina: gli insegnanti, i musicisti, gli operatori e curatori i quali tutti insieme, chi più sotto i riflettori chi nell’ombra dell’impegno quotidiano, permettono la realizzazione di ogni spettacolo. Non da ultimo, il pubblico, senza il quale, evidentemente, non vi sarebbe lo scopo del lavoro. Nelle parole di Antonella Piras, “un viaggio, come la vita, è più bello se si può condividere con qualcuno”.

 

Alessandra Branca

 

L’ORCHESTRA Giovanile Totem è:

Violino

Michele Alziati, Cristina Ballarini, Anna Giammattei, Sara Lo Iacono, Giulia Morani, Martina Orsi, Cristina Pelizzari, Alberto Repossini, Francesca Ripoldi, Rebecca Sodano, Erica Spozio, Matteo Terzoli.

E la gentile partecipazione di Francesco Comunale Lucia Montagna

Viola

Jolanda Bruno, Clara Repossini

Violoncello

Andrea Alziati, Tommaso Boschetti, Irene Lo Iacono, Nicolò Imprescia.

E la gentile partecipazione di Sara Cerutti, Greta Lavatelli e Carlo Mainardi.

Contrabbasso

Paulo Montoya

Flauto

Daniel Voltolini

Clarinetto

Giorgio Noè

Oboe

Erica Meda

Corno

Giulia Di Saverio

Tromba

Daniele Velati, Daniel Sencenko

 

LA BAND è:

Alessandro Giampieri e Efrem Bonfiglio, chitarre

Gioele Bonfiglio, basso elettrico

Fabio Gangi, piano/keyboard

Marco Nebuloni batteria e percussioni

LAND_where-is-my-love_Annunciata_5maggio2016_Le-Strade-del-TeatroEmozioni e divertimento con lo spettacolo di danza contemporanea “L.A.N.D. – where is my love”, all’ex Convento dell’Annunciata di Abbiategrasso

Ci siamo, ieri sera, giovedì 5 maggio, è partito il XXI Festival Internazionale di Teatro Urbano Le Strade del Teatro 2016 . Appuntamento ormai storico e consolidato, sotto la direzione artistica di Teatro dei Navigli guidato dall’eccellente Luca Cairati, il Festival rappresenta quel “quibus” che ha saputo rendere negli anni Abbiategrasso e i Comuni del suo circondario che vi si sono aggregati, “La città ideale” del Teatro Urbano. Vale a dire – intendiamo – come l’arte possa dare valore aggiunto ad un luogo, ad una cittadina, ad una comunità; in termini di ricchezza estetica, qualità del vivere e – perché no – in termini di nuova prospettiva economica; per una città al passo coi tempi in grado di offrire nuove e diverse possibilità di aggregazione e sussistenza alla comunità ed al territorio.

Fuori dalle considerazioni di ordine economico e sociale – (strategico, politico… perché parlare d’arte non è mai solo parlare d’arte, la cultura siamo noi, se mi concedete, ndr) – torniamo all’evento di apertura del 5 maggio, nel suggestivo contesto dell’ex Convento dell’Annunciata della cittadina sul Ticino e sul Naviglio a sud ovest di Milano, tra Parco del Ticino e Parco agricolo Sud Milano.

Presenti le autorità e la brava assessore alla cultura Daniela Colla, la quale ha svolto presentazione ed onori di casa insieme a Luca Cairati, lo spettacolo di danza contemporanea “LAND” ha saputo coinvolgere tra emozione e divertimento, offrendo ai numerosi spettatori, ancora una volta, una relazione che si esprime attraverso il linguaggio del corpo e la sua duttilità, la capacità compositiva e relazionale tra corpi ed ambiente.

L.A.N.D, where is my love, una performance di danza contemporanea e ricerca, ideata e coreografata da Daniele Ninarello e che prevede in scena i danzatori: Annamaria Ajmone, Marta Capaccioli, Pieradolfo Ciulli, Cinzia Sità e lo stesso Daniele Ninarello. Lo spettacolo è stato insignito del Progetto vincitore del premio CollaborAction 2014 assegnato dalla Rete Anticorpi XL. Lo spettacolo, seguito dal dramaturg Carlotta Scioldo, segue come una fluente visione onirica, arricchita dalle musiche di Andriano De Micco e Stefano Risso.

Soddisfazione per gli organizzatori e per il Comune di Abbiategrasso, il prossimoMeravigliosamente Alice_FESTIVAL TEATRO URBANO_Teatro dei Navigli appuntamento della rassegna di Teatro Urbano è già domani, a Boffalora sopra Ticino, alle ore 17 con uno spettacolo per bambini e famiglie: Madame Rebiné “Cabaret” (che replicherà ad Ozzero domenica 8 maggio alle 17), mentre a Mesero, Centro socio-culturale di via Piave, domenica 8 maggio alle ore 16:30, Teatro dei Navigli porterà la propria produzione “Meravigliosamente Alice”.

Il Festival coinvolge i Comuni di: Abbiategrasso, Albairate, Cassinetta di Lugagnano, Cisliano, Corbetta, Cusago, Boffalora Sopra Ticino, Magenta, Mesero, Ozzero, Vermezzo, Zelo Surrigone (torna quest’anno Magenta!). Iniziato con la A di Abbiategrasso ieri sera 5 maggio si concluderà con la V di Vermezzo il 24 giugno (notte di San Giovanni) e procede con date a ritmi serrati su tutti gli 11 comuni, distribuiti nelle sere o pomeriggi di giovedì, venerdì, sabato e domenica con spettacoli di alta categoria di teatro urbano internazionale (gli unici a pagamento, ma dell’ordine di pochi o pochissimi euro – 3 o 5 – dunque veramente accessibili a tutti) e spettacoli per bambini e famiglie.

Lo scopo è quello di creare aggregazione, offrire un intrattenimento per la bella stagione che sappia arricchire grazie al suo tasso di creatività ed al contempo far vivere una dimensione diversa (o forse solo dimenticata…) delle nostre cittadine. Come si diceva all’inizio: valore aggiuntodel territorio tra Naviglio e Ticino che ambisce ad una nuova vocazione integrata tra commercio, quel che rimane dell’industria, economia più o meno moderna, new economy e valori naturalistici, agricoli, artistici…valore indispensabile.

Alessandra Branca