l’atto inaugurale dell’artista

fontana-taglia-tela-2Primo appuntamento delle “serate filosofiche” di Magenta Cultura 2017 con Massimo Donà.

Vedere l’arte, la quale mostra ciò che non appare

Esordio di filosofia estetica per la nuova stagione di Magenta Cultura voluta dall’amministrazione comunale di Marco Invernizzi con la collaborazione di Casa della Cultura, associazione cittadina Urbanamente e – da quest’anno – con l’importante supporto del Rotary Club magentino.

Il tema scelto dal Sindaco per il 2017 è quello del “vedere – guardare”, tema a lui particolarmente caro data una vita spesa a far critica sul cinema nel territorio.massimo-dona_casual

Ed è così che esordisce a Magenta la “filosofia estetica” (non è stata nominata ma chi abbia studiato filosofia, al liceo, in università, conosce questa distinzione) con un ospite di calibro che non ha deluso la foltissima platea del Teatro Lirico: Massimo Donà. Con lui il viaggio si è connotato di caratteri contaminati tra l’estetica, la teoretica e la storia dell’arte (non senza l’ombra invisibile di un pizzico di metafisica…). Con lui abbiamo attraversato qualche secolo di cultura occidentale prendendo a braccetto qualche “mostro sacro” quali Kant e Leopardi, scoprendo (per chi non lo sapesse ancora) che le indeterminate categorie leopardiane, il suo celeberrimo “questo e quello”, altro non sono che compendi teoretici (ed estetici) sull’arte ed il suo oggetto o fine: mostrare ciò che non si vede. Per cui l’artista chi è se non colui che ci mostra l’invisibile del visibile? Un salto nel Novecento e ce lo facciamo mettere sotto il naso da Duchamp e da Magritte, senza dimenticare il povero Mondrian, o dal nostro De Chirico od ancora dal taglio di Fontana.

Il visibile, l’oggetto e l’invisibile che si porta appresso e l’artista ti mostra. “Cos’è un tavolo?”, si domanda il filosofo dell’essere, il pensatore; ma… “questa non è una pipa” («Ceci n’est pas une pipe»), scrisse Magritte sulla sua rappresentazione di una pipa.

E così via. Serata divertente, tra l’altro, perché questi personaggi, soprattutto questi venetacci malandrini, sanno sintetizzare con verve ed umorismo i concetti che espongono; nel caso di Massimo Donà, uomo forte, la cui fisionomia sembra disegnata dalla matita spessa dei primi cubisti, come la sua voce adamantina e nerboruta, non possiamo non notare una vocazione al cabaret, alla sapienza caricaturale della battuta, una capacità scenica non comune; sarà la passione sua per la musica e la carriera parallela di trombettista?

massimo-dona_in_concertoChe bello, trombettista e docente di filosofia. Collega di Cacciari Massimo ed allievo di Severino Emanuele tra le università di Venezia e Milano; collega di Enrico Rava ed allievo di Giorgio Gaslini su mille palcoscenici musicali . Per cui ci spernacchia divertito: “quanto sembriamo tutti balbuzienti di fronte a qualcosa che ci piace!” (filosofia del bello… secondo un jazzista di fiato). E chissà che il Sindaco di Magenta, qualora rieletto, non si decida ad inserire sotto la voce ufficiale di “Magenta Cultura” anche il Festival Jazz magentino, che si tiene in novembre e che – qui lo ribadiamo – non è stato ultimamente degnamente valorizzato. (chissà… Massimo Donà, intercedi per noi)

(Ah, quanto è bella la filosofia, che voglia matta di tornare a scuola!)

Il  prossimo appuntamento “filosofico”  è per martedì 31 gennaio; Lea Melandi ci parlerà di “corpo ed identità”.

Alessandra Branca