“GIRARE CON PASOLINI” , il 97enne maestro della fotografia cinematografica, Mario Bernardo, in Braida

Metti una sera dopo cena a “Le radici e le ali” con l’Ecoistituto di Cuggiono

Capita così in quel di Cuggiono, dalle parti di via San Rocco 48. Gli afecionados non se ne stupiscono, avvezzi ormai da oltre vent’anni a certi coup de theatre, o meglio dire veri e propri scoop per il piacere della storia e della cultura. Metti una sera, un lunedì sera, dopo cena, così, con nonchalance, di passare per la lunga via che corre nel cuore del paese agganciandolo a nord al castanese a sud al magentino; tra auto di giovinastri (ragazzi di vita?) che con la tardiva calura settembrina offrono alla strada urla in doppler pompate dagli impianti sonori ed il silenzio afoso della passeggiata serale col cane.

Porte della ex Chiesetta in Braida spalancate; tante teste al cui fondo, incorniciati dalla bella volta restaurata, un terzetto sui generis sta accrocicchiato dinnanzi all’altare laico della cultura partecipata (fondamento e verbo rivelato di Ecoistituto nella Valle del Ticino). Il terzetto vede due uomini decisamente anziani uno, barba e baffi candidi, in camicia rossa (“e fiocco nero alla Lavallier emblema dei libertari ottocenteschi”, nella definizione del buon Oreste, ndr), l’altro, ancor più anziano roseo di guance, in camicia azzurra sbottonata su una buona maglietta per la salute, bretelle a reggere i pantaloni ed una giacca blu su un velo di capigliatura quasi dai riflessi dorati ed un ciuffo di neonato; il terzo, lacoste panna e cintura, occhialuto, folta capigliatura ed un microfono in mano. Intervista con la storia e chi la ha attraversata. Capita – ed è buona pratica di cultura popolare reale – di intervistare i vecchi dei paesi per farsi raccontare il paese che fu, le usanze, i personaggi ed i luoghi. Una buona pratica ecomuseale, che riconnette la gente alla gente, il presente al flusso umano nei paesaggi. E costituisce una cultura immateriale di cui non ci accorgiamo che ma che da qualche parte sta dentro di noi come un gene nella catena del Dna attuale.

In questo caso l’intervistato era un anziano del Paese: il paese del cinema italiano e dell’Italia degli Anni Sessanta. Maestro di fotografia nel “Belpaese” che si lanciava nell’avventura della crescita e del progresso uscendo dalle macerie della guerra e dai rattoppi dell’Unità. Insostituibile spalla per molti dei nostri più grandi registi che fecero ed inventarono “Il cinema italiano”, Bernardo era stato comandante partigiano nel bellunese, durante la Resistenza. Come dire, libera l’Italia e poi seguila, osservala, catturala, raccontala, interrogala e spiegala in immagini. Oggi, novanta sette anni.

“Come spesso ci capita, tutto è nato da altro, da tutt’altro, mentre in quel di Orta spiegavamo al fenomenale manipolo dell’Associazione ‘Ernesto Ragazzoni’ la storia del nostro Ecoistituto, un quarto di secolo…”, spiega Oreste Magni; “L’amico Piero Beldì, di Oleggio, mi buttò lì, sai, a settembre passerà da Novara Mario Bernardo… potevamo lasciarcelo sfuggire? per cui risposi, “se proprio tocca…”. Ed ecco un trio garibaldino, Beldì, Magni e Cesare Bernani (quest’ultimo : “sessantamila libri in casa ad Orta, icona della ricerca orale dell’Istituto Ernesto De Martino), che si mette in testa di portare Mario Bernardo e tutti i suoi 97 anni, in Braida, a Cuggiono.

Sostenitori in loco dell’evento son state poi associazioni amiche di Ecoistituto e della cultura in genere: Equilibri, il collettivo fotografico Talpa, il gruppo artistico Occhio e per finire non poteva mancare il patrocinio dell’Amministrazione Comunale.

Sala gremita fin in strada; attraverso le domande mirate e le osservazioni pertinenti di un intervistatore di eccezione, Marco Invernizzi da Magenta, appassionato pasoliniano, Mario Bernardo ha regalato ai presenti qualche sprazzo di storia e storie di quel momento del cinema italiano e delle figure che lo hanno fatto in quegli anni in cui l’interesse appassionato di tutti era quello di scoprirla e comprenderla, quella Italia da poco ventenne e per nulla maggiorenne. Non a caso Bernardo collaborò con Pasolini non soltanto per il noto “Uccellacci ed uccellini” (con Totò) ma vi si trovo, insieme anche ad Alfredo Bini, a “girare l’Italia” nel 1963, allo scopo di trovare volti e location per il nuovo film di Pasolini (“Vangelo secondo Matteo”); un giro d’Italia con cinepresa e microfono in mano ad intervistare gli italiani di ogni angolo dello Stivale: nacque così il leggendario documentario “Comizi d’amore”, che uscì nelle sale nel 1965. Che gente straordinaria! Lontani dalla spocchia intellettuale o da una prosopopea artistica, eccoli industriarsi nei panni degli antropologi, dei sociologi, alla scoperta della morale percepita dell’italiano reale. Da Sud a Nord, da Est (il Friuli amato di cui era orginario Pier Paolo) all’ Est della punta dello Stivale.

Ed è da quella esperienza che il Mario Bernardo di oggi ha tratto spunto (lo spunto del ricordo meditato, ruminato, che si presenta da lontano, dall’antro dei vissuti emozionali alla luce di un pensiero pacato) per prendere carta e penna (una volta si diceva così, non sappiamo come lo ha fatto davvero il maestro) e raccontare sprazzi pensieri ed episodi di quell’itinerario, Con Pasolini, in giro per l’Italia. “Girare con Pasolini”, lo ha titolato; chiaramente suggerendo di quel verbo – quel verbo all’infinito, tempo del perdurare, di qualcosa che continua ad essere – una duplice accezione: quella tecnica filmica e quella umana, di una esperienza insieme. il libro è edito da SEDIZIONI (anche qui ritroviamo la duplicità semantica…).

Una serata piacevole, pacata pur nella sua ricchezza; Marco Invernizzi, buon conoscitore dell’opera di Pasolini, ha saputo colloquiare in maniera semplice e competente con il Maestro; chiaramente cogliendo l’occasione per togliersi qualche sassolino di curiosità sul clima ed i nomi dell’intellighenzia italiana degli anni Sessanta (“ma gli intellettuali di quel tempo… non erano tutti come voi…”; ” e di Fellini…che cosa pensa, Maestro Bernardo?”, quest’ultima domanda decisamente tendenziosa!, ndr!); passando senza tanti arzigogoli dai flash sul cinema ed il significato che ebbe in quel momento al Pasolini privato, al rapporto con la madre, con il fratello, a qualche flash sui vari personaggi dell’epoca (compreso il Principe De Curtis).

La serata è terminata con numerose domande dal pubblico ed una disponibilità semplice di questo signore di 97 anni davvero ammirevole.

I grandi eventi sono così: pacati, poche parole per grandi passioni, atmosfera di entusiasmo sincero senza ostentazioni.

Per concludere vorremmo citare la bella galleria di testi originali datati offerta dal Libraio di libri rari ed antichità “Acefalo” (Massimiliano Chervino) di Milano (potete ritrovarlo ancora a Cuggiono al prossimo appuntamento con Libraria, la terza di settembre).

Alessandra Branca

 

 

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