se la bellezza è disarmata, la verità è spesso disarmante. e libera…

La-bellezza-disarmata_copertinaMagenta – Il Centro Culturale Don Tragella ha presentato lil libro di Julian Carròn “La bellezza disarmata”. il giorno dopo la lezione di Carlo Sini al Lirico su “la libertà”.

…se la bellezza è disarmata, la verità è spesso disarmante… e quantomai libera!

Chi lo avrebbe detto che una serata tanto impegnativa “sulla carta” potesse tramutarsi in un candido e disarmante dialogo tra i commentatori invitati dal Don Tragella per parlare al pubblico e far conoscere l’ultima opera del rettore Julian Carron. Rocco Moliterno, formatore presso scuola professionale e Don Ezio Prato, docente Facoltà Teologica Cattolica di Milano.

I due relatori hanno entrambi esposto le proprie osservazioni sull’importante testo di Carron, cercando di rendere alla platea le questioni più rilevanti od interessanti, per un prima guida ad una lettura non narrativa bensì speculativa. In particolare Don Ezio Prato ha cercato di delineare il ragionamento globale di Carron, le sue premesse (fondate nel pensiero di Ratzinger e Guardini, secondo la sua lettura) ed ha evidenziato come il testo nasca e si occupi di ragionare sulla crisi della cultura europea spirituale e cristiana (una crisi che fu proprio Papa Benedetto ad indicare ed affrontare) non in quanto riguardante le conseguenze sull’essere umano bensì la radice stessa (sono parole di Prato). ed infatti Carron arriva ad indicare nel “cuore” dell’uomo l’unico grande alleato possibile ed efficace per rendere reversibile questo processo di perdita del centro fondante dell’Europa spirituale. Nell’interpretazione di Prato, un ritorno al soggetto di non facile lettura in un epoca in cui la confusione, il disorientamento e la portata abnorme di problematiche reali nella società (non da ultimi i problemi legati alle migrazioni dalle guerre) sembrano invocare piuttosto un più forte aggancio a strutture ed istituzioni il più possibile solide. Ed invece, Carron indica il cuore. Non diversamente dall’azione di Papa Francesco – manifestazione pratica della teologia di Benedetto, anche qui il binomio dei due è ben presente – la quale si esplica sì in forme estremamente concrete ma predica una cristianità ed un cattolicesimo semplice e rivolto al cuore di ognuno.

Ed è proprio da questo assunto finale che nasce la parte interessante della serata. Abbandonando lo scopo ufficiale del convegno, inizia un dialogo tra persone cariche di esperienze dal mondo e di qualche dubbio. Una fede che viene interrogata ed una domanda semplice, che potrebbe esser di tutti: “ma quanto è necessaria allora la fede, la Chiesa, se lo scopo è semplicemente essere buoni e volere il bene? per far questo non basta il “buon cuore” di ognuno? “. La domanda, posta da Rocco Moliterno, non è suonata affatto retorica bensì più che mai reale. Domanda raccolta dallo stesso Prato, il cui tentativo di risposta è passato attraverso altre domande di buon senso: “lo scopo di ogni essere umano adulto non è che quello di comunicare a chi viene dopo di lui ciò che di meglio ha imparato della vita; starà poi a chi viene dopo provare la resistenza o la non resistenza di quegli insegnamenti di fronte al mondo in mutamento”. come dire: “anche qui ci si potrebbe domandare quale ruolo allora quello di una istituzione statica”. Di domanda in domanda, di esempio in esempio, alla fine entrambi i relatori, passando anche per Sant’Agostino, hanno concluso (lo sintetizziamo in parole nostre, ndr) che fede e ricerca di verità sono due poli in continuo dialogo e probabilmente non si dà l’una senza l’altra. La cosa bella, la cosa “disarmante” è stato assistere ad una dialogo onesto, modestissimo tra due persone che veramente si interrogavano in quel momento. Perché lo avranno già detto tanti padri della chiesa, ma qui questa semplice parola (verità, ricerca, dunque via) è stata spontanea ed innocente. Un ragionamento, certamente “disarmato”. Dunque, perfettamente in tema. Non rimane che leggere le parole di Carron.

SINI_Magenta_9febbraio2016_locandinaA pié di pagina notiamo come casualmente questa serata abbia come proseguito il discorso sull’umano e la sua libertà nel mondo intrapreso nelle serate filosofiche di Magenta Cultura. Carlo Sini, soltanto martedì, aveva richiamato alla necessità morale della libertà, quale “valore” (il vocabolo è nostro, non di Sini, ndr) che non si può possedere come oggetto bensì senso da conquistare, agire e tramandare. Un qualcosa, un valore, che non è dato in natura, non si dà quale solipsistica velleità; ma si esplica soltanto nella coscienza della soggettività in una costruttiva (non contrappositiva) dialettica con il mondo e nella riconoscenza dei valori che ci son stati tramandati. Anche Sini aveva posto l’esempio (l’emblema) di una libertà che i padri donano ai figli. Una libertà che non è un “diritto” che ci si arroga bensì un dovere di conquista per donarne agli altri.

Saremo anche lontani nelle premesse, nei postulati, nelle sedi, nelle destinazioni ultime; ma quanto dialogo possibile tra certa teologia e la filosofia morale laica?

E non è forse giunto il tempo (ed il Papa) per andare alla radice, al cuore dell’uomo, e ritrovare il fondamento della nostra civiltà europea scambiandosi reciprocamente questi meravigliosi “doni” tra cultura laica e cultura spirituale? La forza della cultura europea, non starà forse proprio in questo riconoscimento dell’insondabile e sempre generativo “cuore” (che sia le mente, che sia lo spirito…) dell’uomo? Ontologia o fenomenologia, ma nel mondo del reale e delle azioni, reciprocamente ci si può riconoscereLucilla-among-the-stars_Magenta_gennaio2016_BigBang

Non Sini, non Galimberti hanno parlato od alluso ad un uomo meccanicistico e governato da leggi di assoluta necessità, della fisica positivistica o di un metafisico caso. La scrivente si assume il rischio di dire che queste strade si intersecano e si interrogano sollecitate dai medesimi fenomeni. Mi permetto di credere che le risposte ai bisogni ed ai problemi dell’oggi possano esser simili. Che gli strumenti possano esser comuni. Di là da questo vi è la “barbarie” che bussa alle porte; a tutte le porte di questa casa europea: che sia la porta delle nazioni, la porta del denaro, la porta della tecnologia o della scienza; la porta del lavoro, la porta del nutrimento, la porta della dignità umana, la porta della salute della Terra.  Quanto siamo disposti a sacrificarci, quanta libertà e quanta riconoscenza siamo disposti ad esercitare per non correre il rischio di perderci? Sarebbe interessante un approfondimento pubblico con chi ne sa più di noi e possa farci notare divergenze insanabili e comunanze possibili.

Alessandra Branca

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