POETICA DEL FIGLIO – FIGLIO PER SEMPRE

Accostarsi a questo lavoro di Edoardo Albinati non è cosa da poco. Centrocinquanta pagine, ventiquattroxsedici centimetri (anche la scelta del formato, forse finalizzata a tirare i 18 euro di copertina, parla già di qualcosa di inusuale), rilegatura cartonata marrone. Un marrone piatto, fuori moda, ricorda certi completi da uomo anni sessanta. La fasciatura poi sembra un quadro di Hopper: fondo di un verdino ghiaccio, vi figura, ripresa di sguincio, una sorta di natura morta pop: cappello da uomo con fascetta rigorosamente marrone, uno zippo aperto accanto ad un pacchetto di Marlboro, occhiali con montatura marroncina, lenti spesse e quadrate. Insomma, tutto ci porta ai cliché del rigore borghese anni Sessanta e all’immagine (‘sobria’) di un mondo maschile fermo, stabile, senza frivolezza alcuna e con un vizio concesso, il fumo della pratica sigaretta; vizio, peraltro, fissato nell’immaginario collettivo occidentale con i valori di virilità, serietà, efficienza e dedizione al lavoro.
Ecco. Si parte da qui. La nostra lettura del libro, ma anche la discesa dell’autore in quell’opera umana che fu il padre. Il compito nostro e dello scrittore, coincidono: scoprire la complessità, la cifra emotiva e relazionale di un uomo dentro ed oltre la (voluta) banalità del costume, dell’abito indossato. Comporne, infine “la poetica” (i contenuti nella forma). Scoprire che una scelta convenzionale è il più anticonvenzionale dei segni; comprendere la tragica e disarmante verità che due esseri umani che non potrebbero esser più vicini per sangue, sono destinati ad incontrarsi soltanto oltre la barriera del tempo concesso su questa terra.
Albinati scrive per necessità, per fissare e fare catarsi di quel materiale rovente, dentro la coltre gelata del dolore, che è il rapporto con il proprio genitore quando è perso per sempre. Nessun appagante sentimentalismo. Ricerca. Frammento, diario, rilettura, narrazione, saggio. Necessariamente condotta in tasselli, in un fragile filo cronologico spezzato continuamente dalle incursioni della prospettiva insofferente all’ordine che è propria di un dolore inconciliato come del mistero.
Sono moltissime le riflessioni che porta questo testo denso di dialogo continuo tra razionalità (sforzo alla) e magma del sentimento declinato al presente ed al passato del ricordo.
Non vi è spazio e mi limiterò a dire ciò che non può non essere segnalato. Edoardo Albinati è uno scrittore. Profondo, totale, classico. Classico. La scrittura ben composta, ponderata, dal dizionario preciso, ricco ma scevro da esibizionismi, non risulta mai stucchevole ma sempre equilibrata. In un bisogno ineludibile di compostezza e fluidità da contrapporre al mare scosso ed agitato di un’anima che dichiara: “Sono stato e sarò sempre, prima di tutto, un figlio”.

Alessandra Branca

EDOARDO ALBINATI, VITA E MORTE DI UN INGEGNERE, MONDADORI PP.150, € 18.

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